La Repubblica di Renzi
I rapporti tra Matteo Renzi e Repubblica hanno avuto un’evoluzione piuttosto complessa. Nella competizione che lo contrappose a Pier Luigi Bersani, Renzi fu sconfitto anche perché la potente macchina propagandistica del quotidiano più influente nella sinistra era apertamente schierata con il segretario. Dopo la mancata vittoria elettorale, mentre Renzi spiegava le ragioni della sconfitta nell’impostazione incerta e puramente antiberlusconiana della campagna elettorale, da Repubblica veniva una lettura opposta, quella secondo cui la timidezza nello scontro con il “nemico” aveva favorito l’inatteso esito elettorale del Movimento 5 stelle.
6 AGO 20

I rapporti tra Matteo Renzi e Repubblica hanno avuto un’evoluzione piuttosto complessa. Nella competizione che lo contrappose a Pier Luigi Bersani, Renzi fu sconfitto anche perché la potente macchina propagandistica del quotidiano più influente nella sinistra era apertamente schierata con il segretario. Dopo la mancata vittoria elettorale, mentre Renzi spiegava le ragioni della sconfitta nell’impostazione incerta e puramente antiberlusconiana della campagna elettorale, da Repubblica veniva una lettura opposta, quella secondo cui la timidezza nello scontro con il “nemico” aveva favorito l’inatteso esito elettorale del Movimento 5 stelle. Quando però la pretesa di Bersani di ottenere un incarico per formare un governo senza maggioranza, sostenuta anche da Repubblica, fu frustrata dalla corretta lettura data da Giorgio Napolitano, anche a Repubblica si resero conto che bisognava cambiare cavallo. Da quel momento in poi, e soprattutto dopo la costituzione del governo di Enrico Letta, Repubblica vide in Renzi e nella sua quasi inevitabile scalata al vertice del Partito democratico lo strumento per impedire la stabilizzazione del quadro politico e per far saltare la difficile pacificazione promossa dal Quirinale. Anche a Renzi, naturalmente, l’appoggio di Repubblica serve. Il sindaco di Firenze non ha una rete organizzativa basata sulle vecchie strutture di partito, per questo, almeno anche per questo, insiste per una elezione del segretario da parte della più ampia platea dei partecipanti alle primarie “aperte”, e ovviamente sui grandi numeri l’influenza degli apparati diminuisce mentre quella degli organi di stampa a larga diffusione aumenta. Da questa convergenza di interessi, però, il rapporto tra Renzi e Repubblica rischia di trasformarsi in una simbiosi politica, che potrebbe alla lunga rivelarsi dannosa per entrambi. Il pregio riconosciuto a Renzi era quello di presentarsi come un protagonista di una fase nuova, più pragmatica e meno segnata dalla contrapposizione paralizzante degli anni passati. Accoccolarsi sulla piattaforma dell’antiberlusconismo professionale, del politicamente corretto, offusca quell’immagine che rientra nella schematizzazione tradizionale perdendo rilievo. Non è un processo compiuto o irreversibile, sono possibili e auspicabili segnali che facciano pensare che Renzi non solo si sente emancipato dal presidente della Repubblica, ma anche dalla Repubblica delle idee cartacee.